Il rischio di tasso per un’obbligazione

 

Il rischio di tasso di interesse e il rischio di credito rappresentano le due insidie principali per chi investe in obbligazioni. Oggi andiamo alla scoperta proprio del rischio di tasso; oramai lo sai, lo faremo con parole semplici.

Un titolo obbligazionario ha una data di inizio, una durata (normalmente espressa in anni) e una scadenza contrattuale.

Quando l’obbligazione giunge a scadenza di norma viene rimborsato l’intero capitale investito: si dice che il titolo obbligazionario viene rimborsato alla pari, cioè allo stesso valore di emissione, in gergo detto pari a 100. Per cui se oggi hai sottoscritto un titolo obbligazionario investendo € 10.000, sai già che alla scadenza dello stesso (tra 2, 5, 10, 20, 50 anni), se il titolo prevede un rimborso alla pari, ti verranno restituiti esattamente 10.000 euro, a meno di fallimento della società o del governo che ha emesso il titolo. Fin qui tutto chiaro? Bene.

E se volessi liquidare l’investimento prima della scadenza? Posso farlo?

Ti do una notizia buona ed una meno buona.

Notizia buona: si, puoi liquidare l’investimento prima della scadenza. Esiste infatti un mercato apposito dove puoi vendere la tua obbligazione a qualcun altro.

Notizia meno buona: il capitale inizialmente investito non è più garantito! Infatti il prezzo dell’obbligazione, pari a 100 sia in fase di sottoscrizione che di scadenza, è invece soggetto a fluttuazioni che possono anche essere consistenti per tutta la durata del titolo stesso.

Queste fluttuazioni sono originate principalmente da due componenti:

  • L’aumento o diminuzione del rischio di fallimento dell’emittente
  • L’aumento o diminuzione dei tassi di mercato.

La prima componente viene definita rischio di credito o rischio emittente e ne abbiamo già parlato in un precedente articolo (clicca qui per approfondire)

Oggi invece ci concentriamo sul rischio di tasso. Cerchiamo di capire di cosa si tratta, perché è molto importante. Un investitore che decide di acquistare un titolo obbligazionario, a mio avviso, deve avere ben chiaro questo elemento, per evitare spiacevoli sorprese. Mettiamo subito in chiaro che si tratta di un rischio legato alla volontà di vendere il titolo anticipatamente, in quanto, a prescindere dalle fluttuazioni dell’obbligazione sai già che, a meno di fallimento dell’emittente, alla scadenza ti verrà in ogni caso rimborsato il capitale investito in fase di sottoscrizione.

Aiutiamoci come sempre con un esempio

Immagina di aver sottoscritto un’obbligazione dove per semplicità supponiamo che il rischio emittente sia trascurabile (quindi l’emittente ha un rating altissimo, quello che viene chiamato tripla A). Il titolo obbligazionario ha le seguenti caratteristiche:

  • durata 10 anni;
  • tasso annuo lordo del 2%;
  • cedole semestrali;
  • emissione e rimborso alla pari;
  • importo € 10.000;
  • valuta euro, nessun rischio di cambio.

Bene: questo titolo obbligazionario sarà pertanto soggetto esclusivamente al rischio di tasso.

Il rischio è legato al fatto che i tassi di mercato, durante la vita del titolo, quindi per i prossimi 10 anni, potranno variare, e questa variazione si ripercuote sul prezzo di mercato della tua obbligazione. Vediamo perché.

Prima ipotesi: i tassi rimangono fermi

Ipotizziamo, per assurdo, che per tutta la durata del prestito obbligazionario, quindi per i prossimi 10 anni, i tassi di interesse sul mercato rimangono sempre fermi. In questo caso è ragionevole ipotizzare che il prezzo della tua obbligazione sul mercato rimarrà sempre pari a 100. Cosa vuol dire? che in questo caso, puramente teorico, potresti liquidare il tuo titolo obbligazionario in qualunque momento ottenendo esattamente il capitale inizialmente investito.

Seconda ipotesi: i tassi scendono

Ipotizziamo questa volta che i tassi di mercato scendono, passando ad esempio dal 2% all’1%; cosa succede al tuo titolo sul mercato? Se i tassi scendono il prezzo del tuo titolo sul mercato sale; perché? Semplice, perché adesso la tua obbligazione al tasso fisso del 2% offre un rendimento maggiore di quello presente sul mercato (nell’esempio 1%); per cui il mercato darà alla tua obbligazione quel prezzo che renda indifferente, per un nuovo acquirente, sottoscrivere un titolo di nuova emissione all’1% o acquistare la tua obbligazione al 2%.

 

Per semplicità ipotizziamo che manchi un anno esatto alla scadenza del titolo e che il tasso sul mercato per un titolo di durata pari ad un anno dello stesso emittente è adesso 1%. Il valore di mercato del tuo titolo sarà di circa 101, in quanto l’acquirente deve ottenere un rendimento annuo dell’1% a prescindere se decide di sottoscrivere un titolo di nuova emissione o di acquistare il tuo titolo. E qual è il prezzo tale che il tuo titolo, che offre una cedola annua del 2%, alla fine dia un rendimento complessivo dell’1%? Quel prezzo è appunto 101. Il nuovo acquirente perderà un punto percentuale sul capitale (perché sebbene lo sta pagando 101 alla scadenza gli verrà rimborsato a 100), ma guadagnerà un punto percentuale sulla cedola (2% anziché 1%). 

 

Per te che hai venduto l’obbligazione è una buona notizia? Si e no. Se avevi esigenza di vendere anticipatamente il titolo è certamente una buona notizia perché hai venduto la tua obbligazione realizzando un profitto di 1%. Ma come rovescio della medaglia rinuncerai a percepire, per un anno, l’interesse annuo del 2%, che adesso non è più disponibile sul mercato.

Terza ipotesi: i tassi salgono

Facciamo adesso l’esempio opposto e cioè che i tassi di mercato, invece di scendere salgono, passando dal 2% al 3%. Questa volta il tuo titolo obbligazionario diventa meno appetibile, in quanto il mercato, per un titolo obbligazionario di eguale natura, adesso offre un rendimento maggiore. Quindi cosa succede al prezzo di mercato della tua obbligazione? Sono certo che stavolta hai indovinato! Esatto: se i tassi di interesse salgono i prezzi delle obbligazioni scendono. Infatti, analogamente a quanto detto prima, il prezzo di mercato è sempre tale da rendere indifferente la sottoscrizione di un titolo di nuova emissione o l’acquisto di un titolo di eguale durata e uguale emittente sul mercato. Il nuovo acquirente è disposto ad acquistare il tuo titolo obbligazionario a condizione che la differenza tra il rendimento di mercato (3%) e il rendimento del titolo (2%) rimanga a carico tuo.

 

Per cui riproponendo lo stesso esempio visto prima, ipotizzando quindi che manchi un anno esatto alla scadenza del tuo titolo a tasso fisso e che il tasso di mercato ad un anno per un titolo con le stesse caratteristiche è adesso del 3%, il prezzo di mercato del tuo titolo sarà di circa 99.

 

E’ una brutta notizia? Ancora una volta si e no. Se avevi necessità di vendere il titolo ovviamente realizzerai una perdita di 1% ma è anche vero che potrai sin da subito reinvestire i soldi ai nuovi tassi che adesso sono più convenienti.

 

Se mi hai seguito attentamente fin qui adesso sai che se i tassi di interesse scendono il prezzo dei titoli obbligazionari sale; se viceversa i tassi di interesse salgono il prezzo dei titoli obbligazionari scende.

 

Ma il problema non si pone (dirai tu)!

Se il prezzo di vendita non è conveniente basta tenere il titolo fino alla scadenza e tutto è risolto.

Corretto, ma ricorda una cosa importantissima: il rischio di tasso aumenta all’aumentare della durata dell’obbligazione. Cosa vuol dire? Se hai ancora un po’ di pazienza te lo spiego subito.

 

Se i tassi aumentano di 1% e il tuo titolo obbligazionario scade tra 1 anno abbiamo capito che a parità di altre condizioni il prezzo scende intorno a 99 (e che quindi è sufficiente pazientare un anno per tornare in possesso dell’intero capitale). Ma se il tuo titolo obbligazionario a tasso fisso scade tra 30 anni che succede all’aumentare dei tassi di 1%? Ti prego di prestare particolare attenzione perché questo punto è cruciale. A puro titolo esemplificativo adopereremo un titolo di stato italiano, un BTP.

 

BTP scadenza Marzo 2048

In passato hai deciso di acquistare, ingolosito dalla cedola, un BTP, Buono del Tesoro Pluriennale (obbligazione a tasso fisso emessa dal governo italiano) con scadenza Marzo 2048 al tasso fisso del 3,45% (BTP realmente esistente). Quindi sai per certo che, a meno di difficoltà del governo italiano, percepirai annualmente un interesse lordo del 3,45% e che alla scadenza, quindi il 1 Marzo 2048, ti verrà restituito il capitale. Fin qui oramai è tutto chiaro.

Ma di quanto varierebbe il prezzo del titolo se domani mattina i tassi aumentassero di 1% ? La quotazione del titolo subirebbe istantaneamente una perdita secca di circa 15%. Questo perché non solo la cedola del tuo titolo è diventata meno appetibile, ma questo va considerato per tutti gli anni che mancano alla scadenza, in questo caso 30. Capisci bene che diventa un po’ più complicato aspettare la scadenza e risolvere tutto, in quanto la scadenza è lontanissima. Ecco quindi che il rischio di tasso va preso seriamente in considerazione quando le scadenze dei titoli che decidiamo di acquistare sono particolarmente lunghe.

Per concludere non dimenticarti che il rischio di credito, che per semplicità non è stato considerato, invece è sempre presente, e si somma al rischio di tasso. Per cui in caso di simultaneo aumento dei tassi e aumento del rischio di credito, il prezzo del titolo scenderà sia per effetto della salita dei tassi di interesse sia per effetto dell’aumento dello spread (aumento del rischio di credito).

 

Con parole semplici: che cos’è un’obbligazione?

Sono certo che ne hai già sentito parlare, se non altro quando hai sentito o letto notizie legate allo spread tra Btp e Bund. Infatti sia il Btp che il Bund sono obbligazioni, nella fattispecie sono obbligazioni emesse dai governi rispettivamente italiano e tedesco.

Ma sai come funziona un titolo obbligazionario? Sai perché è così diffuso nei portafogli dei risparmiatori italiani?

Oggi ti voglio parlare proprio di questa tipologia di investimento che prende il nome di obbligazione; stai tranquillo, lo facciamo come sempre con parole semplici e con qualche esempio.

Sei pronto? Bene, andiamo allora.

L’obbligazione è un contratto tra due parti nel quale il soggetto “A” ha bisogno di capitale per un qualsivoglia motivo, ma poiché non lo detiene, decide di chiederlo in prestito. L’altra parte del contratto, il soggetto “B” è colui il quale decide di prestare il proprio capitale al soggetto “A”. Fin qui credo sia abbastanza semplice.

Facciamo un esempio

Una società vuole acquistare un nuovo macchinario; invece di chiedere un finanziamento in Banca, decide di emettere un prestito obbligazionario chiedendo il capitale necessario ad una platea di soggetti disposti a prestarglielo. Una volta ottenuti i soldi il soggetto “A” potrà acquistare il nuovo macchinario, pagherà degli interessi periodici a chi gli ha prestato i propri soldi (i sottoscrittori dell’obbligazione) e alla scadenza pattuita rimborserà loro il capitale.

Normalmente i soggetti che emettono un prestito obbligazionario (soggetti debitori) sono:

  • Governi
  • Società

Hai acquistato un’obbligazione societaria? Di fatto hai prestato i tuoi soldi alla società emittente. Hai acquistato un’obbligazione governativa (altrimenti detta Titolo di Stato)? Hai prestato i tuoi soldi al governo emittente. La società o il governo saranno tenuti a corrisponderti degli interessi definiti cedole per tutta la durata dell’obbligazione. Alla scadenza riceverai il capitale assieme all’ultima cedola.

La cedola dell’obbligazione può essere predeterminata, ad esempio del 4% (si parla in questo caso di obbligazione a tasso fisso). Oppure può essere a tasso variabile, legata all’andamento di un tasso di riferimento come l’euribor (in questo caso avremo un’obbligazione a tasso variabile). Il funzionamento di un titolo obbligazionario è tutto qui, non c’è nulla di particolarmente complicato.

 

Ma non si rischia nulla?

E’ necessario comprendere che qualora il soggetto “A” dovesse andare in difficoltà economiche il soggetto “B” rischia di non ricevere più gli interessi pattuiti e soprattutto rischia di non ricevere il capitale prestato alla scadenza contrattuale.

Quindi andiamo subito ad analizzare il principale rischio cui va incontro un risparmiatore che sottoscrive un prestito obbligazionario: il rischio di credito del soggetto emittente. Se il soggetto debitore non può onorare il proprio debito il sottoscrittore può perdere fino alla totalità del capitale investito. Per tale motivo, prima di sottoscrivere un’obbligazione è necessario informarsi sulla solidità della società o del Paese che emette il prestito obbligazionario, in modo da potere stimare il rischio di fallimento del soggetto emittente.

 

Il rating di un emittente obbligazionario

Senza addentrarci troppo ci basti sapere che tutte le società o i governi che emettono prestiti obbligazionari vengono analizzati in maniera approfondita dalle società di rating, entità che rilasciano periodicamente dei punteggi (detti appunto rating). Il rating è un punteggio sintetico che esprime il grado di solidità di un emittente. Più alto è il rating più solida è la società o il Paese e più bassa e la probabilità di fallimento.

 

Le società o i Paesi emittenti, una volta ottenuto il punteggio, vengono inseriti in due grandi famiglie:

  • Società o Paesi ad alto rating (molto solidi)
  • Società o Paesi a basso rating (poco solidi).

Se fin qui mi hai seguito avrai capito che acquistare una obbligazione emessa da una società ad alto rating (quindi più solida) è meno rischioso rispetto all’acquisto  di un’obbligazione emessa da una società a basso rating.

Ma allora chi compra le obbligazioni emesse da società più rischiose e perchè?

Le comprano in tanti e il motivo è il seguente: le obbligazioni più rischiose pagano interessi maggiori. Se la società non fallisce il risparmiatore guadagna di più.

Come sempre se ambisci a maggiori rendimenti devi accettare maggiori rischi. In finanza funziona sempre così.

Posso vendere l’obbligazione prima della scadenza?

La risposta è si, puoi rivenderla nel mercato secondario, un mercato regolamentato nato apposta per la compravendita di strumenti finanziari, compresi quelli obbligazionari.

Ma stai attento, perché nella compravendita si annida un altro rischio cui si va incontro acquistando un titolo obbligazionario: il rischio tasso. Per il momento ti basti sapere che il prezzo del titolo può variare (quindi puoi guadagnare o perdere dalla vendita del titolo obbligazionario), e la causa principale dei movimenti di prezzo di un’obbligazione è la variazione dei tassi di interesse di mercato. Vista l’importanza che l’argomento riveste dedicheremo un intero articolo a questo argomento.

Obbligazione: Risparmio o Investimento?

La risposta è: dipende! Da cosa ti starai chiedendo? Dal tempo che manca alla scadenza dell’obbligazione: se si tratta di un tempo lungo (normalmente maggiore di 3 anni) parliamo di investimento, viceversa parleremo di risparmio.

 

Risparmiare, Investire, Speculare: che differenza c’è?

 

“Ho messo un pò di soldi da parte” – “Ho qualcosina in banca” – “Il Direttore mi ha consigliato un prodotto molto vantaggioso” – “Mi hanno assicurato che posso disinvestire quando voglio”.

Sono solo alcune delle frasi tipiche di chi ha deciso di effettuare una operazione finanziaria. Sono tutte accomunate da un desolante pressappochismo. E’ naturale, non è sempre così, pian piano i risparmiatori italiani stanno acquisendo maggiore consapevolezza, ma in alcuni casi la “leggerezza” con cui si prendono decisioni così importanti è davvero preoccupante.

Ok, hai messo dei soldi da parte, ma con quale obiettivo, con quale orizzonte temporale, con quale rischio? Hai privilegiato la sicurezza o il rendimento? Credimi, conoscere la risposta a queste domande è il <<minimo sindacale>> per una allocazione corretta delle tue risorse finanziarie.

Troppo spesso si fa confusione tra Risparmio, Investimento e Speculazione. Non avere chiara la differenza tra questi approcci al mondo finanziario può portarti ed effettuare delle scelte poco coerenti con i tuoi reali obiettivi e all’ottenimento di risultati ben diversi dalle tue aspettative.

Risparmio e Investimento sono spesso considerati sinonimi, ma anche Investimento e Speculazione sono spesso confusi. Niente di più sbagliato. In realtà tra questi modi di approcciare il mondo finanziario c’è una grande differenza. Effettuare scelte finanziarie di successo non può prescindere dall’avere una chiara conoscenza di questi 3 diversi approcci.

Per cui non perdiamo altro tempo, cominciamo subito a conoscere il mondo del Risparmio, dell’Investimento e della Speculazione.

 

Il Risparmio

Il Risparmio può essere definito come il processo di accumulare denaro al fine di effettuare un acquisto in un futuro abbastanza prossimo, normalmente inferiore a 3 anni. Proprio perché la destinazione di queste somme è un acquisto da effettuare in un lasso di tempo molto breve, normalmente la priorità numero uno di chi risparmia è quella di mettere al sicuro il denaro; il risparmiatore non vuole che il controvalore delle somme accantonate sia soggetto a fluttuazioni, proprio perché non vuole mettere a repentaglio l’acquisto imminente.

Il risparmiatore deve sapere però che se tira la coperta dal lato della sicurezza rimarrà scoperto dal lato del rendimento; sebbene tutti vorrebbero alti rendimenti e capitale sempre sicuro, questo purtroppo non è possibile; il rendimento che puoi aspettarti da un’attività di risparmio è generalmente molto basso; puoi ritenerti ampiamente soddisfatto se lo strumento di risparmio che hai scelto è riuscito (e non sempre ci riesce) a mettere al riparo il potere di acquisto delle somme accantonate dal potere erosivo dell’inflazione. Ma non aspettarti nulla di più.

 

L’Investimento

Se ambisci ad un rendimento decisamente maggiore, forse è il caso che cominci ad investire. Ma di cosa si tratta? Diversamente dal risparmio, l’Investimento è un processo di medio – lungo termine. Normalmente consiste nell’acquistare quote di società dette azioni, nel prestare le proprie somme a soggetti terzi (acquistando obbligazioni emesse da aziende o governi) o ancora nell’acquisto di immobili. L’obiettivo è quello di ottenere un rendimento ben al di sopra dell’inflazione. Questa volta stai tirando la coperta dal lato del rendimento, per cui rimarrai inevitabilmente scoperto dal lato della sicurezza.

Se è vero che nel medio – lungo termine l’investimento normalmente offre rendimenti sensibilmente superiori al risparmio, è vero anche che i rischi nel breve periodo sono maggiori, poiché l’investimento è esposto alle fluttuazioni di mercato, maggiormente visibili ed emotivamente più avvertibili nel breve termine. Per essere un investitore di successo devi dare al tuo investimento un adeguato orizzonte temporale, di norma non inferiore a 3-5 anni. Occorre il giusto tempo affinché i tuoi soldi abbiano modo di apprezzarsi abbastanza da ottenere un rendimento maggiore del risparmio anche laddove si dovesse registrare una correzione nella fase finale.

 

La speculazione

E se invece vuoi alti rendimenti e li vuoi in tempi brevi? Beh, allora non ti resta che speculare! La speculazione consiste nell’effettuare operazioni caratterizzate da un elevato grado di rischio con la speranza di ottenere un elevato guadagno in un breve periodo di tempo. La compravendita di azioni, di derivati, di criptovalute, effettuata nell’arco di una stessa giornata o comunque di un tempo brevissimo è un valido esempio di speculazione. Gli speculatori possono guadagnare veramente tanto; il rovescio della medaglia? Possono anche perdere tutto!

 

Quindi per riassumere possiamo dire che:

  • il Risparmio corrisponde all’obiettivo di proteggere i tuoi soldi;
  • l’Investimento corrisponde all’obiettivo di far crescere i tuoi soldi;
  • la Speculazione corrisponde all’obiettivo di scommettere i tuoi soldi.

 

Qualche esempio per chiarirci le idee

Vuoi accumulare del denaro per andare in vacanza l’anno prossimo? Risparmio

Vuoi godere di una cifra integrativa quando finalmente raggiungerai (tra non meno di 20 anni)  la tanto agognata pensione? Investimento

Vuoi essere pronto, quando sarà il momento, ad affrontare le spese universitarie di tuo figlio, che oggi ha 3 anni? Investimento

Vuoi essere pronto ad affrontare le spese universitarie di tuo figlio che oggi ha 17 anni? Risparmio

Vuoi scommettere sull’azione “Alfa” perché credi che nei prossimi giorni salirà? Speculazione

Va da sé che non tutti gli individui sono uguali; per cui è normale che qualcuno avrà una particolare predisposizione al Risparmio, qualcun altro sarà più portato ad Investire, così come per altri prevarrà il desiderio di Speculare.

 

Si può contemporaneamente Risparmiare, Investire e Scommettere?

Ma certo!

E non c’è nulla di male, ma è fondamentale capire che sono attività tra di loro radicalmente differenti, che necessitano di tempistiche differenti,  che richiedono propensioni al rischio differenti e che generano ritorni differenti.

Una attenta analisi (fatta in autonomia o con l’ausilio di un valido consulente finanziario) che ti permetta di scoprire le tue peculiarità ed attitudini finanziarie e ti consenta quindi di stabilire quanto destinare ad ognuna di queste attività è il primo passo verso una pianificazione finanziaria di successo.