Come funziona un fondo comune di investimento obbligazionario?

Come anticipato alla fine del precedente articolo (clicca qui per visionarlo) oggi cercheremo di dare risposta alla seguente domanda: come funziona un fondo comune di investimento obbligazionario? Proveremo a farlo, come sempre, con parole semplici. Se sei curioso di scoprire il funzionamento di un fondo obbligazionario ti invito quindi a continuare a leggere.

Il pollice verde degli investimenti

Immagina di voler coltivare un bel giardino, ma non sai esattamente quali piante scegliere, quanto tempo dedicarci e come prendertene cura. Allora, decidi di unirti a un gruppo di amici appassionati di giardinaggio. Ognuno mette una piccola somma di denaro e insieme assumete un esperto giardiniere che si occuperà di tutto: dalla scelta delle piante alla loro cura quotidiana. Questo è, in poche parole, il concetto dietro un fondo comune di investimento obbligazionario.

Cosa Sono i Fondi Comuni di Investimento Obbligazionari?

Un fondo comune di investimento obbligazionario è come quel gruppo di amici che mettono insieme i loro soldi. Invece di investire in piante, però, si investe in obbligazioni, che sono dei prestiti fatti a governi o aziende in cambio di interessi. A questo link trovi la definizione nel glossario finanziario del sito di Borsa Italiana (fonte: www.borsaitaliana.it). Se invece vuoi leggere un mio post dedicato al mondo delle obbligazioni puoi cliccare qui.

Il Fondo Obbligazionario step by step

  1. Raccolta dei Fondi: Tu e tanti altri investitori mettete i vostri soldi nel fondo. Pensatelo come un grande salvadanaio comune.
  2. Investimento in Obbligazioni: Un gestore esperto (il nostro giardiniere) utilizza quei soldi per comprare obbligazioni. Il gestore sceglie le obbligazioni che ritiene più sicure e redditizie, cercando di ottenere il massimo rendimento con il minimo rischio.
  3. Generazione di Interessi: Le obbligazioni pagano degli interessi periodici. Questi interessi rappresentano il “frutto” del nostro investimento. Il gestore del fondo raccoglie questi interessi e li distribuisce tra tutti gli investitori, oppure li reinveste nel fondo per acquistare nuove obbligazioni.
  4. Diversificazione: Investire in un fondo comune significa mettere le uova in tanti cesti diversi. Il gestore non compra solo un’obbligazione, ma tante diverse, riducendo così il rischio che una singola obbligazione possa causare perdite rilevanti.

Un Esempio Pratico

Pensiamo a Mario, un piccolo risparmiatore che dispone di 10.000 euro. Mario potrebbe comprare un paio di obbligazioni per conto suo, ma questo sarebbe rischioso e complicato. Invece, decide di investire in un fondo comune obbligazionario. Mario mette i suoi 10.000 euro nel fondo insieme ai soldi di tanti altri investitori. Con questi soldi, il gestore compra una vasta gamma di obbligazioni, riducendo il rischio per Mario e per tutti gli altri investitori.

I Vantaggi di un Fondo Obbligazionario

  1. Minore rischio: Le obbligazioni tendono ad essere meno volatili rispetto alle azioni, quindi il rischio è generalmente inferiore.
  2. Accessibilità: Anche con una piccola somma di denaro, puoi partecipare a un portafoglio diversificato.
  3. Semplicità: Non devi preoccuparti di scegliere le obbligazioni giuste. Il gestore del fondo fa tutto il lavoro per te.
  4. Liquidità: I fondi comuni di investimento obbligazionari offrono una buona liquidità. Puoi entrare e uscire dall’investimento con relativa facilità, vendendo le tue quote del fondo.

Ripeti insieme a me: non esiste investimento senza rischio!

Come ti ho illustrato nel precedente articolo, per quanto sicure siano le obbligazioni, per quanto solidi siano gli emittenti dei prestiti obbligazionari, l’investimento non sarà mai esente da rischio. Ti ricordo ancora una volta che i principali (ma non gli unici) rischi di uno strumento obbligazionario sono:

  • rischio di credito, ossia la probabilità, per quanto bassa, che il debitore (l’emittente del prestito obbligazionario) vada incontro a dei problemi tali da mettere a rischio il rimborso del prestito agli investitori;
  • rischio di tasso, ossia il variare del prezzo di una obbligazione a tasso fisso al variare dei tassi di interesse sul mercato; oramai sono certo che sai che vige la seguente regola: quando i tassi di mercato salgono i prezzi delle obbligazioni a tasso fisso scendono e viceversa (clicca qui se vuoi approfondire).

Conclusione

Torniamo alla domanda iniziale: come funziona un fondo comune di investimento obbligazionario? Spero che adesso ti sia più chiaro: investire in un fondo comune di investimento obbligazionario è come partecipare a un giardino comune ben curato. Mettendo insieme i soldi con altri e affidandosi a un esperto, puoi ottenere frutti interessanti con meno preoccupazioni e rischi.

Così, anche il risparmiatore più inesperto può godere dei vantaggi di un investimento ben diversificato e gestito professionalmente. Questo approccio rende l’investimento accessibile, meno rischioso e potenzialmente redditizio per chiunque voglia far crescere il proprio capitale nel tempo.

Ricorda infine che i fondi comuni di investimento obbligazionari non sono tutti uguali: variano in funzione dell’area geografica di investimento, in funzione della solidità degli emittenti prescelti, variano in funzione dei costi sostenuti; variano anche e soprattutto per la bravura dei gestori nel selezionare le obbligazioni migliori.

Non dimenticare pertanto di affidarti ad un valido Consulente Finanziario per la scelta del fondo obbligazionario più adatto ai tuoi specifici obiettivi, al tuo orizzonte temporale ed alla tua propensione al rischio.

Ciao, alla prossima!

Il legame tra tassi di interesse e obbligazioni

I tassi di interesse negli ultimi anni sono saliti in maniera brusca e repentina: un evento che rappresenta un “unicum” nella storia dei mercati finanziari, non tanto per l’entità dell’aumento ma per la velocità del fenomeno. La mossa delle banche centrali (le istituzioni che manovrano i tassi di interesse) si è resa necessaria per contrastare uno dei nemici più subdoli dell’economia: l’inflazione (clicca qui per approfondire).

Alla luce di tutto questo oggi voglio approfondire il legame tra tassi di interesse e obbligazioni: siamo certi che è tutto chiaro? Abbiamo capito cosa succede agli strumenti obbligazionari al variare dei tassi di interesse? La mia esperienza di consulente finanziario mi induce a pensare che qualche chiarimento non guasta. Per cui se anche a te piacerebbe approfondire l’argomento mettiti comodo che cominciamo. Come sempre con parole semplici.

Gennaio 2021

Giorgio è appena entrato in banca per acquistare un’obbligazione. Il direttore della filiale lo informa che un titolo obbligazionario a tasso fisso di alta qualità con durata 10 anni paga un tasso annuo di interesse lordo di 0,65%.

Giorgio sottoscrive l’investimento: 0,65% è comunque meglio che niente! Inoltre sa che gli investimenti obbligazionari sono molto prudenti, infatti il capitale investito gli verrà restituito alla scadenza, a meno di problemi di solidità dell’emittente; cosa molto improbabile, visto che il titolo acquistato è di alta qualità, quindi emesso da un emittente molto solido.

Giorgio riceverà ogni anno una o più cedole di interesse per un controvalore lordo totale pari allo 0,65% del capitale investito. Nel Gennaio del 2031 gli verrà restituito il capitale investito assieme all’ultima cedola di interesse lordo.

Gennaio 2024

Ginevra, molto amica di Giorgio, gli racconta di aver appena sottoscritto in banca un titolo obbligazionario a tasso fisso di alta qualità. Giorgio la informa che anche lui ha fatto lo stesso investimento tre anni prima. “Certo”, le dice sorridendo Giorgio “il rendimento dello 0,65% non è fantastico, ma è pur sempre meglio che niente!”

Ma cosa dici Giorgio?” le risponde Ginevra, “il mio investimento obbligazionario a 10 anni frutta un interesse lordo annuo del 3,75%!”. Giorgio rimane stupefatto e decide di recarsi senza indugio in banca per chiedere spiegazioni.

L’amara sorpresa

“Mio caro Giorgio, i tassi di interesse sono saliti tantissimo nei mesi scorsi, una salita così poderosa non si era mai vista!” lo informa il direttore della filiale. “Va bene, pazienza” replica Giorgio, ” adesso però voglio anch’io il 3,75%, non voglio più quel misero 0,65% annuo!”. “Non è così semplice“, lo avvisa il direttore, “adesso provo a spiegarti”. Giorgio sta per avere un’amara sorpresa, sta per conoscere il legame tra tassi di interesse e obbligazioni a tasso fisso.

Il rischio tasso

Quello che il direttore della filiale proverà a spiegare a Giorgio prende il nome di rischio tasso, uno dei principali (ma non l’unico) rischio di un titolo obbligazionario a tasso fisso. Vediamo di capirlo anche noi.

Il contratto sottoscritto da Giorgio è a tasso fisso, per cui il debitore (l’emittente del titolo obbligazionario) si è impegnato a pagare sempre lo stesso interesse per tutta la durata dell’obbligazione (nel nostro esempio 10 anni). Poco importa se i tassi sono saliti tanto: le regole del contratto non cambiamo.

Dall’aumento dei tassi trae maggiore vantaggio l’emittente dell’obbligazione, il debitore, che continuerà a pagare degli interessi più bassi di quelli di mercato. La parte svantaggiata è invece il creditore, il nostro povero Giorgio, che continuerà a percepire un interesse molto più basso di quello di mercato.

Ho un’idea geniale!” pensa Giorgio, “adesso vendo anticipatamente l’obbligazione al tasso dello 0,65% e immediatamente dopo sottoscrivo una nuova obbligazione al 3,75%! Tutto risolto, sono un genio!”

Il prezzo di un’obbligazione

Nel suo ragionamento Giorgio ha dimenticato un piccolo particolare, ahimè. Il rimborso integrale del capitale investito in un titolo obbligazionario è garantito soltanto alla scadenza del prestito, non prima (sempre fatta salva la solvibilità dell’emittente). Bada bene: un titolo obbligazionario è vendibile prima della sua scadenza, ma la compravendita avverrà al prezzo di mercato di quel determinato momento.

Sebbene di norma il prezzo di rimborso è per convenzione pari a 100 – per indicare che il titolo verrà rimborsato per intero (rimborso alla pari) – prima della scadenza il prezzo può essere maggiore di 100 (rimborso sopra la pari) o inferiore a 100 (rimborso sotto la pari).

Nel primo caso vendendo il titolo realizzeremo un guadagno extra oltre al capitale, nel secondo caso, viceversa, realizzeremo una perdita. Per fare un esempio concreto vendendo il titolo a 105 realizzeremmo un guadagno del 5%, vendendo il titolo a 95 realizzeremmo una perdita del 5%.

Il momento della verità

Avrai intuito che se Giorgio decidesse di vendere anticipatamente il suo titolo obbligazionario con cedola fissa pari allo 0,65% e scadenza Gennaio 2031, ricaverebbe meno di quanto originariamente investito, ma quanto meno? E’ appena entrata in banca Chiara, anche lei in procinto di acquistare un’obbligazione. Chiara ci aiuterà a capire quanto vale oggi l’obbligazione che Giorgio intende vendere.

“Mia cara Chiara”, sorride il direttore della filiale “so che vuoi acquistare un titolo obbligazionario di alta qualità a tasso fisso, ti propongo due alternative:

  • puoi sottoscrivere un titolo a 10 anni di nuova emissione che paga un interesse annuo lordo pari al 3,75%;
  • in alternativa puoi acquistare il titolo che il nostro cliente Giorgio è intenzionato a vendere: si tratta di un titolo che scadrà nel Gennaio 2031, quindi tra circa 7 anni e che paga un interesse annuo lordo dello 0,65%;

“Direttore, ma che alternativa è mai questa? non c’è alcun dubbio che mi conviene la prima ipotesi!”

Ma siamo davvero sicuri?

Il rendimento equivalente

Secondo te esiste una condizione affinché Chiara scelga di acquistare il titolo obbligazionario che Giorgio intende vendere? La risposta è si: Chiara sarà disposta ad acquistare sul mercato il titolo di Giorgio soltanto se tale soluzione le offrirà un rendimento equivalente all’obbligazione nuova di zecca.

Ma come può un titolo con cedola annua dello 0,65% offrire un rendimento equivalente ad un titolo con rendimento annuo del 3,75%? La risposta se ci pensi è semplice: acquistandolo ad un prezzo inferiore, ad un prezzo che renda il rendimento nel suo complesso equivalente.

Facendo un pò di calcoli scopriremmo quindi che Chiara potrebbe valutare di acquistare il titolo di Giorgio soltanto se lo stesso è disposto a venderglielo subendo una perdita in conto capitale di circa il 20% (trattasi di un valore approssimato, al solo scopo di far passare il concetto; per ottenere il valore esatto occorrerebbe effettuare quella che in matematica finanziaria prende il nome di attualizzazione).

La nostra amica Chiara, sommando le cedole annue e il guadagno finale sul capitale, otterrebbe un rendimento equivalente, in linea con le attuali condizioni di mercato.

Il rischio emittente

Abbiamo quindi scoperto due regole importanti che scaturiscono dal legame tra tassi di interesse e obbligazioni:

  1. Il prezzo di un titolo obbligazionario varia in funzione delle variazioni dei tassi di interesse, in maniera inversamente proporzionale: se i tassi di interesse di mercato salgono il prezzo di negoziazione di un’obbligazione a tasso fisso scende e viceversa;
  2. Abbiamo altresì scoperto che tale variazione di prezzo è legata anche alla durata, o meglio alla vita residua del titolo obbligazionario: più è lunga la vita residua del titolo maggiore sarà l’oscillazione del prezzo al variare dei tassi di interesse.

Oltre al rischio tasso c’è però un altro fattore importante da tenere in considerazione, quello legato alla solidità dell’emittente. Cosa succede infatti, secondo te, se la solidità di un emittente dovesse peggiorare successivamente all’emissione dell’obbligazione?

Credo che hai intuito la risposta: se la solidità dell’emittente peggiora aumenta il rischio che alla scadenza il titolo non venga rimborsato, per cui diminuisce il prezzo del titolo sul mercato, anche se i tassi di interesse non sono variati.

Conclusioni

Tutte le obbligazioni emesse vengono giornalmente prezzate nel mercato secondario, il luogo virtuale in cui è possibile effettuare compravendite giornaliere di titoli prima della loro naturale scadenza. Per cui nel nostro esempio Giorgio e Chiara non dovranno fare alcun calcolo, sarà sufficiente accedere al mercato obbligazionario e verificare qual è, in tempo reale, il prezzo di mercato del titolo obbligazionario di Giorgio.

Quel prezzo terrà conto di tutto, perché il mercato è efficiente, per cui incorporerà sia il rischio tasso sia il rischio emittente così come altri rischi cui l’obbligazione può andare in contro (ad esempio il rischio valuta per obbligazioni emesse in valute diverse dall’euro).

Voglio concludere con una considerazione a mio avviso opportuna: se è vero che in uno scenario di tassi di interesse in salita il prezzo degli strumenti obbligazionari a tasso fisso ne risente negativamente, è vero anche il contrario. Se i tassi di mercato sono alti e le previsioni sono di tassi futuri stabili o in discesa questo si ripercuote positivamente sui prezzi delle obbligazioni a tasso fisso.

Adesso spero ti sia maggiormente chiaro il legame tra i tassi di interesse e le obbligazioni. Nel prossimo articolo proveremo a fare chiarezza sul funzionamento dei fondi comuni di investimento obbligazionari.

Ciao, alla prossima!

Fondi tematici dedicati ai cambiamenti climatici

Siamo giunti all’ultimo post dedicato ai fondi tematici di investimento, strumenti finanziari che concentrano i loro investimenti su un tema specifico o su uno specifico settore dell’economia. Quest’oggi ci occupiamo dei fondi tematici dedicati ai cambiamenti climatici, argomento ahimè quanto mai attuale.

Vedremo cosa sono i cambiamenti climatici e come alcune società stanno provando ad implementare nuove soluzioni innovative per contrastarli o, viceversa, per favorire l’adattamento alle nuove condizioni. Se ti ho incuriosito abbastanza mettiti comodo e continua a leggere: ne parliamo come sempre con parole semplici.

Cosa vuol dire cambiamenti climatici?

Immagina di avere un gigantesco termometro globale che misura la temperatura del nostro pianeta. Nel corso degli ultimi decenni, questo termometro ha registrato un aumento costante della temperatura media della Terra. Questo fenomeno è ciò che definiamo cambiamenti climatici.

Per capire meglio possiamo guardare alla situazione dei ghiacciai polari. I ghiacciai sono come enormi depositi di ghiaccio che si trovano in regioni molto fredde, come l’Artico e l’Antartide. Negli ultimi anni, a causa dell’aumento della temperatura media del pianeta, i ghiacciai si stanno sciogliendo più velocemente di quanto si stiano formando nuovi strati di ghiaccio.

Questo scioglimento dei ghiacciai ha una serie di conseguenze negative. Innanzitutto, contribuisce all’aumento del livello del mare, minacciando le comunità costiere di inondazioni. Inoltre, riduce l’habitat degli animali polari, mettendo a rischio specie come gli orsi polari e le foche. Infine, il rilascio di grandi quantità di acqua dolce nell’oceano può influenzare le correnti marine e i modelli climatici globali, portando a cambiamenti imprevedibili nel clima di diverse regioni del mondo.

La causa principale

Se ti stessi chiedendo qual è la causa principale dei cambiamenti climatici in atto la risposta è la seguente: emissioni di gas serra, ovvero il rilascio di gas nell’atmosfera che trattiene il calore del sole, contribuendo così al riscaldamento del pianeta. Questi gas creano un effetto simile a una coperta intorno alla Terra, intrappolando il calore e impedendogli di sfuggire nello spazio.

Il gas serra più comune è l’anidride carbonica, che viene rilasciata quando bruciamo combustibili fossili come carbone, petrolio e gas naturale per produrre energia, guidare le auto o riscaldare le case. Altri gas serra includono il metano che proviene da processi come la decomposizione di rifiuti organici e l’allevamento del bestiame, e il protossido di azoto che deriva dall’uso di fertilizzanti chimici nell’agricoltura.

Non c’è (ancora) un pianeta B

Sebbene non ci sia tempo da perdere, ci sono vari motivi per essere ottimisti e per pensare che si possa ancora porre rimedio. Molte aziende nel mondo stanno dando vita ad investimenti che mirano a contrastare i cambiamenti climatici o, al contrario, a favorire l’adattamento alle nuove condizioni.

Ecco alcuni degli ambiti principali in cui i fondi tematici sui cambiamenti climatici possono investire:

  1. Energia Rinnovabile: i fondi possono investire in aziende che producono energia da fonti rinnovabili come solare, eolica, idroelettrica e geotermica; o ancora in aziende che sviluppano tecnologie per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di energia rinnovabile.
  2. Efficienza Energetica: questo settore si concentra sull’uso più efficiente dell’energia attraverso tecnologie e pratiche che riducono il consumo energetico negli edifici, nei trasporti, nell’industria e in altri settori.
  3. Trasporti Sostenibili: soluzioni di trasporto che riducono le emissioni di gas serra, come veicoli elettrici, veicoli ibridi, sistemi di trasporto pubblico efficienti e infrastrutture per la mobilità sostenibile.
  4. Agricoltura e Sicurezza Alimentare: aziende che sviluppano pratiche agricole sostenibili, tecnologie per la gestione delle risorse idriche, sistemi di monitoraggio ambientale e soluzioni per la riduzione dell’impatto ambientale dell’agricoltura.
  5. Gestione dei Rifiuti e Riciclaggio: gestione sostenibile dei rifiuti, riciclaggio dei materiali, sviluppo di tecnologie per ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti solidi e liquidi.
  6. Adattamento ai Cambiamenti Climatici: sviluppo di soluzioni per adattarsi ai cambiamenti climatici, come infrastrutture resistenti, sistemi di allerta precoce per eventi climatici estremi e servizi di assicurazione contro i rischi climatici.

Non esiste investimento senza rischi

Non mi stancherò mai di sottolinearlo: investire comporta sempre una dose di rischio considerevole; vediamo quali sono rischi principali da considerare se deciderai di investire in fondi tematici dedicati ai cambiamenti climatici:

  • Rischio di Settore: Gli investimenti concentrati in settori specifici sono esposti ai rischi associati a quei settori. Ad esempio, cambiamenti normativi, problemi tecnologici o concorrenza possono influenzare le prestazioni di un settore specifico.
  • Rischio di Mercato: I fondi tematici dedicati ai cambiamenti climatici sono influenzati dalle fluttuazioni del mercato azionario e possono essere soggetti a rischi di mercato come la volatilità dei prezzi delle azioni e dei titoli.
  • Rischio di Regolamentazione: I cambiamenti nelle politiche governative e nelle normative ambientali possono influenzare significativamente le aziende operanti nel settore dei cambiamenti climatici.
  • Rischio di Liquidità: Alcuni fondi tematici dedicati ai cambiamenti climatici possono investire in titoli meno liquidi o in mercati emergenti, il che potrebbe comportare difficoltà nel vendere le proprie partecipazioni in caso di necessità di liquidità immediata.

Alla luce del rischio considerevole di questa tipologia di investimento ribadisco ancora una volta di valutare di inserire questi investimenti come piccole percentuali satellite all’interno di un portafoglio altamente diversificato e di farlo in funzione dei tuoi specifici obiettivi di investimento e della tua propensione al rischio. Il tutto assolutamente sotto la guida attenta e scrupolosa di un consulente finanziario.

Conclusione

Se l’investitore è una persona che crede in un futuro migliore, chi decide di investire in fondi dedicati ai cambiamenti climatici deve essere per definizione un grande ottimista; infatti in questo caso il rendimento principale scaturente dall’investimento non sarà il guadagno economico bensì la consapevolezza di aver contribuito a migliorare le condizioni di vita del nostro pianeta, senza timore di smentita l’investimento migliore per noi e per i nostri figli.

Ciao, alla prossima